Questa quarta domenica di Pasqua è caratterizzata dalla similitudine del Pastore.
Siamo passati dallo stupore della mattina del giorno dopo il sabato, quando le donne sconvolte hanno trovato che il sepolcro era aperto e non custodiva il cadavere del Crocifisso morto che loro cercavano, ed hanno incontrato il Risorto, all’esperienza di “stare con il Risorto in mezzo”, nella casa dove i discepoli sono rinchiusi per la paura, fino al riconoscimento ad Emmaus nello “spezzare il pane” dopo un lungo cammino fatto accanto a Lui nell’ascolto della spiegazione delle Scritture, ma con ancora l’incapacità di riconoscerlo.
Oggi riconosciamo Gesù, l’Agnello immolato per il nostro riscatto, che è il pastore del gregge, il custode delle nostre anime.
Chi è il pastore?
E’ colui che amando il suo gregge lo custodisce, lo difende, lo nutre, lo guida, garantisce la libertà delle sue pecore, ne condivide la vita e ne porta addosso persino lo stesso odore.
E’ Gesù, il buon pastore, che è venuto a strapparci da colui che, con inganno ci aveva rubato la libertà, la dignità e la stessa identità, quella di uomini creati dall’Amore per amare.
L’inganno e la pretesa di onnipotenza non ci hanno donato la libertà presunta e prospettata, ci hanno invece lasciato nudi e confusi, gli uni contro gli altri, non più fratelli da amare ma nemici da combattere ed annientare.
La Pasqua che celebriamo nella nostra vita è la gioia di accogliere il dono della salvezza che Gesù, il Figlio di Dio, il Crocifisso-Risorto, ci ha conquistato.
Vivere la Pasqua non è semplicemente la celebrazione di un rito solenne e centrale dell’anno liturgico, ma la celebrazione nella vita della lode e del ringraziamento a Dio che nei patimenti del suo Figlio, il Cristo Gesù, ci ha guariti, e da “dispersi che eravamo ci ha ricondotti al Pastore e custode delle nostre anime.” (1Pt 2,25)
Pasqua è stare con Gesù, vivere con Lui e come Lui nel dono d’amore ”facendo il bene, sopportando con pazienza nella sofferenza” (1Pt 2,2b).
Gesù è il Pastore, che “dopo aver spinto fuori tutte le sue pecore, cammina avanti ad esse ”(Gv. 10,6) per indicare il cammino, non spingendole a forza, ma attirandole a sé.
Da uomini veramente liberi, fuori dalla protezione del recinto, sotto la sua guida troviamo ciò che ci nutre e ci fa crescere, e non temiamo di smarrirci.
Tante sono, anche oggi, le insidie del male, tanti i pericoli per la nostra fede, tante le false attrattive di libertà che ci consegnano ai lupi rapaci; conoscere ed ascoltare la voce di Gesù ci custodisce e ci guida. E’ il suo Vangelo che ancora una volta deve illuminare la nostra mente e fare ardere il nostro cuore per farci comprendere le vie del Signore e leggere i segni dei tempi in cui si attualizza la salvezza. E’ ancora l’Eucaristia, “il pane spezzato”, il suo corpo dato per noi, il suo Sangue versato per la remissione dei peccati, che ci alimenta per la vita. “Io sono il pane della vita”. Lui che ci dice ancora oggi: ”Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv. 10, 10).
Ci insegni questa domenica di Pasqua a stare con Gesù, riconoscere la sua voce che ci chiama con amore, nutrirci di quel pane di vita vera per giungere anche noi, con sicurezza, dove ci ha preceduto Gesù Cristo, il nostro vero ed unico pastore.

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